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I Gialli di Porter: Morte di un Giocatore di Golf (2° Puntata)

    • I Gialli di Porter

      Pubblichiamo la seconda puntata del giallo “Morte di un giocatore di golf ”, il cui cadavere è stato rinvenuto ai margini dell’autostrada che solitamente i torinesi utilizzano per raggiungere le località di villeggiatura della Liguria. Dopo accurate indagini gli inquirenti, guidati dall’ispettore Bellon e dal pm Bellini riescono a risalire alla sua identità si tratta di Silvano Foggini. Di lui si sa poco, se non che viveva a Roma, era scapolo e pare senza amici. Gli unici indizi emersi sono che faceva il fotografo ed aveva la passione per il golf. Ma sarà proprio cosi? Lo sviluppo delle indagini ci svela sorprendenti particolari, partendo da una strano fatto successo nell’albergo torinese, nei pressi di Porta Nuova, dove aveva preso una stanza.

      MORTE DI UN GIOCATORE DI GOLF

      2° Puntata



      "E' incredibile Bellon. Un tizio viene, dice che un cliente ha dovuto partire e gli consegnano i suoi bagagli, come se niente fosse. Non crederanno mica di passarla liscia?", dice con forza il magistrato inquirente, dottoressa Bellini "Certo che no, adesso sono qua, il portiere, il suo aiutante e il cameriere.Stiamo facendo un identikit di quel signore.Il direttore
      dell'hotel era fuori della Grazia di Dio, ma, purtroppo sono cose che succedono...", rassicura il commissario Bellon
      "E il suo caro amico Bonfante, da Roma cosa le ha detto sul Foggini?".
      "Ben poco, per ora. E' stato nel suo appartamento dove viveva da solo, ma sembra che qualcuno lo abbia da poco
      attentamente ripulito, infatti non hanno trovato nulla se non i mobili, ma quello in cui viveva era un alloggio
      ammobiliato in affitto al Foggini da poco più di un anno.
      Nella casa sembra proprio che nessuno lo conoscesse. Niente portineria. Luce e telefono intestati al proprietario
      dell'alloggio con il quale il Bonfante non ha ancora potuto mettersi in contatto".
      "E chi le ha detto che era un fotografo e un giocatore di golf?".
      "Del giocatore di golf l'ho detto io, anzi il dottor Stivani. Per il fotografo, lo ha riferito un condomino appassionato
      di fotografia che, avendolo incontrato un giorno, sull'ascensore con in mano una bellissima macchina fotografica, gli
      avrebbe fatto qualche domanda; in quell’occasione il Foggini gli avrebbe detto di essere un fotografo professionista".
      "Però ciò non ci dà la certezza che corrisponda al vero".
      "Sicuramente, ma il Bonfante si sta dando da fare e spero che presto ci sappia dire qualcosa di più. Quando avremo
      l'identikit del tizio che ha saldato il conto del Concord, cercheremo di scoprire chi è, perchè, ritengo, possa essere
      collegato con l'omicidio".
      "Ok Bellon. Nell'attesa sarà bene che io vada a prepararle la cena, l'aspetto per le otto, se avrà qualche novità ne
      discuteremo a tavola. A più tardi". A cena conclusa, mentre sul tavolo compare un cesto di frutta fresca, la padrona
      di casa, la dottoressa Bellini si informa del gradimento
      "Promossa, come cuoca?". "Alla grande, dottoressa. E, se mi consente, non solo come cuoca", si fa leggermente galante
      il commissario.
      "Cosa ne direbbe Bellon, se quando non siamo sul lavoro, mi chiamasse Giovanna e non dottoressa, o i suoi principi
      glielo impediscono?".
      "Assolutamente no, ma, per reciprocità, lei deve chiamarmi Andrea".
      "Ok, Andrea. Sul Foggini sa qualcosa di nuovo?".
      "No, ma mi ha telefonato il Bonfante da Roma. Ha bisogno di parlarmi di persona. Arriverà domani mattina con il volo
      delle 11,30. Andrò a prenderlo a Caselle. Mi auguro che non sia solo una scusa per andare a visitare Torino o a fermarsi
      per la partita di calcio".
      "Per telefono non le ha anticipato nulla?", ritorna professionale e formale il magistrato.
      "No. Ha detto solo che vuole parlarmi di persona. Ma penso si tratti del Foggini, anche se non capisco tanta
      riservatezza, a meno che...". "A meno che?".
      "In un qualche modo c'entri il Prete". "Il Prete?".
      "E sì, non so se si ricorda, devo avergliene già parlato. Quando ero ad Agrigento ho inciampato in questo fantomatico
      Prete, un misterioso e potente malavitoso romano che, con il Bonfante, abbiamo invano cercato di individuare". "E
      come potrebbe entrarci con il nostro caso?".
      "Non lo so, ma potrebbe essere anche questa una storia...".
      "Di mafia? Andiamo commissario, la mafia ormai per lei è diventata un'ossessione. Siamo a Torino, non nella sua bella
      Sicilia. Se l'è scordato?".
      "No, e forse la mafia e il Prete non c'entrano nulla, ma non crederà mica che la malavita organizzata non ci sia anche
      qui a Torino. Bardonecchia o i più recenti fatti portati alla luce dal processo sui fatti capitati nella periferia di Torino,
      verso Leinì, non le dicono nulla?".
      "Va bene, va bene. Per questa sera lasciamo perdere. Ne riparleremo dopo il suo faccia a faccia col Bonfante”. La
      dottoressa Bellini ritorna ad essere confidenziale?
      “Commissario, anzi Andrea, bevi qualcosa?".
      "Come no. Un lucano, se ce l'hai". Accetta, con un sorriso, mentre quella bella serata va a concludersi. Il mattino dopo
      all’aeroporto di Caselle.
      "Fatto buon viaggio?". "Ottimo. Cosa ne diresti se invece di andare in Commissariato, andassimo a mangiare qualcosa
      in un posticino tranquillo dove sì possa anche parlare più liberamente. Dopo dovrei ripartire subito. A Roma
      mi aspettano".
      "Magari senza microfoni e orecchie indiscrete?". "Esattamente, caro Bellon".
      "Conosco un locale qua vicino. E' alla buona, ma si mangia bene e poi in cinque minuti posso riportarti all'aeroporto.
      Ma dimmi, Bonfante, perchè tutti questi misteri?".
      "Per via del Prete. Ti ricordi dell'agente Cardoso?. Quando c'è di mezzo lui, non mi fido più di nessuno…". "Quindi, ci risiamo. Si tratta del Prete? Ma anche del Foggini, o sbaglio?".
      "No, caro Bellon. Come ti ho detto ieri al telefono, a casa di questo Foggini non abbiamo trovato nulla. Era stata
      accuratamente ripulita. Il che mi ha insospettito. Poi quella storia sul fotografo professionista non stava in piedi. Nel mondo dei paparazzi nessuno lo conosce e allora ho risentito quel condomino a cui il Foggini avrebbe parlato sull’ascensore. Mi ha confermato la sua dichiarazione. Mi son dato da fare con i nostri informatori. L’unica cosa che ho saputo è che il Foggini aveva a che fare con il racket. E chi controlla il racket a Roma?". "Il Prete".
      "Esattamente. Ma su questo punto i nostri informatori non mi hanno detto altro.. proprio come l'altra volta".
      Intanto i due sono arrivati davanti alla trattoria.
      "Ti va bene questo localino?".
      "Direi di sì. Mi sembra la classica “bettola” di campagna".
      "In effetti lo è".
      "Cosa capijoijsgnor?" – chiese l’oste panciuto con un caldo accento torinese, dopo averli fatti sedere ad un tavolino, un po' appartato, con tovaglia a quadretti bianchi e rossi e sedie impagliate..
      "Ci chiede cosa vogliamo mangiare" traduce Bellon.
      "Lo avevo immaginato”. Consigliami tu caro amico, risponde Bonfante
      "Ok. Due fettine di vitello tonnato, dei tajarin al burro e salvia e, se l'avete, un po' di fritto misto. Ti può andare bene?".
      "Come no, ma non è un po’ troppo?" - dice Bonfante.
      "E da beive?".
      "Na butaédDossèt, anzi no, un buon Barbaresco".
      "Va bin. Ca fasachiel".
      "Veniamo a noi, Bonfante. Dunque il Foggini era un esattore. A dire il vero, non me lo vedo tanto in questi panni".
      "Hai ragione, Bellon. Ma lui non era uno di quelli che, per farsi pagare, usano, nel migliore dei casi, le mani. No, lui era di quelli che stipulano i contratti. Gli esattori sono altri. Manovalanza".
      "Quindi il Foggini non era un semplice picciotto".
      "No. Tant'è che poteva permettersi un alloggetto ammobiliato con gusto, da oltre un migliaio di euro al mese, una Bmw e giocare a golf all'Olgiata. Per inciso, abitava da diversi anni a Roma, ma era torinese". " Cosa altro hai saputo di lui?".
      "Altro che fotografo, non era neppure appassionato, di foto. Gli piacevano le donne, quelle formose, specialmente. Ne abbiamo individuate un paio, ma non ci han detto nulla di interessante. Non aveva veri amici, ma solo un sacco di conoscenti che di lui sanno poco o nulla, se non che era un tipo simpatico, distinto e a mezzi.".
      "E quelli con cui stipulava contratti?".
      "Ne abbiamo trovati tre. Dicono che ispirava fiducia. Era un gentile. Ti presentava la cosa in modo convincente. I guai venivano dopo se non rispettavi gli impegni. Ma lui non lo si vedeva più".
      "Come lo collega con il Prete, solo per via del racket?".
      "No, non solo. Anche il fatto che il suo appartamento è stato così diligentemente ripulito, mi dice che, dietro, ci deve essere qualcuno che conta".
      "Non han lasciato nulla?".
      "Sino ad un certo punto sono stati di una accuratezza incredibile, poi, forse, hanno trovato quello che cercavano e allora sono stati, per il resto, un po' più sommari, tant'è che in una valigia, chiusa in un armadio, abbiamo trovato una bella
      macchina fotografica ma senza alcuna immagine nella memoria.
      Mi sembra strano”. Tu pensi che cercassero qualche foto particolare?”.
      “Penso proprio di sì e chissà che non ce ne fosse una anche del Prete”.
      “Se fosse così, potrebbe anche essere il movente dell’omicidio”.
      “Ma bravo Bellon. Supponiamo che, non so come, il Foggini sia riuscito a fotografare il Prete e poi lo abbia ricattato o
      intendesse farlo e il Prete ne sia venuto, in qualche modo, a conoscenza o, forse meglio, lo abbia sospettato. Con
      qualche scusa lo manda a Torino ad incontrare qualcuno. In sua assenza fa perquisire il suo alloggio. Trovano la foto e
      lui ordina ai suoi compari torinesi di farlo fuori”. “Sì, potrebbe essere andata così. Dovremo cercare i riscontri”.
      “Certo. Io mi darò da fare a Roma, tu fallo qua. Per parlarmi chiamami a casa, questo è il mio numero. Io farò lo stesso
      con te”. “facciamo cosi, questo è il mio numero; ma secondo te come può essere finito nel giro un tipo come il Foggini?”.
      “Da ragazzo subì un arresto per uno scippo e finì al Ferrante Aporti di Torino, dove allora abitava. Lì deve aver fatto
      delle conoscenze...”.
      “Al riformatorio? Dalle impronte sembrava un incensurato”.
      “Quelle dei minori, se, una volta rilasciati, rigano diritto, non rimangono negli archivi”.
      “Così lui deve aver rigato diritto, almeno per un po’”.
      “Ritengo di sì. Poi il Prete però potrebbe aver avuto bisogno di qualcuno a Torino e lo avrà fatto contattare per qualcosa
      di poco conto, offrendogli una bella somma, tanto per metterlo alla prova. Il nostro, che doveva esser tutt’altro che un
      cretino, avrà superato l’esame e così avrà avuto altri incarichi, condotti sempre in modo soddisfacente, tanto che, non
      essendo più utile a Torino, il Prete può aver deciso di farlo andare a Roma, affidandogli quell’incarico che praticava
      abitualmente”. “A Torino potrebbe avere dei parenti”.
      “Forse sì. Ma con loro potrebbe aver rotto i ponti, perlomeno da quando si è trasferito a Roma. Non abbiamo trovato
      traccia di suoi contatti con Torino”.
      “Mi sembra già di sentire cosa ci diranno. Ipotesi interessante, ma senza riscontri e senza prove”.
      “ E non li troveremo mai, se qualcuno dovesse informare il Prete dei nostri sospetti”.
      “Tu pensi che abbia, al nostro interno, degli informatori?”.
      “Non lo penso, ma lo temo. Agrigento docet”.
      “Starò attento, ma del mio pm posso fidarmi ciecamente e così di almeno un paio di miei stretti collaboratori. Da solo
      potrei fare ben poco. Di loro mi fido. Anche tu, a Roma, potrai contare su qualcuno o no?”. “Sì, guai se non fosse così”.
      “Ma se per una sua possibile foto, il Prete ha messo in moto tutto sto marchingegno, adesso, con quelli che potrebbero
      averla ritrovata, cosa diavolo farà?”.
      “I casi sono almeno due: o sono elementi di cui può fidarsi ciecamente o troverà il modo di farli fuori anche loro”. “A va
      tut bin?” - li interruppe l’oste.
      “Tutto bene, anzi ci porti il conto e due caffè” risponde Bellon, che rivolto al collega romano dice “Spero tu abbia un
      buon ricordo di questa nostra Piola. Per il tuo volo abbiamo ancora un po’ di tempo. Se non ti dispiace, vorrei
      ricapitolare quanto ci siamo detti ed ho la sensazione che stiamo mettendo le mani su qualcosa di grosso”.
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I Gialli di Porter: Morte di un Giocatore di Golf (1° Puntata)

    • I Gialli di Porter

      La Mia Città con questo numero avvia una nuova rubrica.
      Si tratta de “I Gialli di Porter”
      racconti polizieschi, ambientati a Torino
      che si sviluppano in alcune puntate
      per creare il giusto pathos nei lettori
      possono così provare a misurare le loro capacità
      di indagine e sviluppare la loro fantasia.

      Il debutto di questa rubrica avviene con “Morte di un giocatore di golf” un giallo avvincente che vede un gruppo investigativo chiamato a risolvere l’enigma della morte di un misterioso personaggio il cui cadavere è stato rinvenuto ai margini dell’autostrada che solitamente i torinesi utilizzano per raggiungere le località di villeggiatura della Liguria. Il primo tassello è individuare l’identità della vittima.
      Buona lettura.

      MORTE DI UN GIOCATORE DI GOLF
      1° Puntata



      Identificarlo non era facile, non aveva nulla di particolare, in apparenza.
      Statura media, sui quaranta, capelli castani, viso abbronzato, nessun segno particolare, solo il foro del proiettile che lo aveva ucciso.
      L'avevano trovato all'alba in un fosso, lungo la tangenziale, vicino al casello della Torino-Savona; probabilmente era stato scaricato da un'auto, nella notte. Non c’era ancora l’esito dell’autopsia, ma la morte poteva essere fatta risalire a 5 o 6 ore prima del ritrovamento.
      Non era davvero molto per iniziare le indagini. Sul posto si erano arrivati il commissario Bellon con l'ispettore Badini. Più tardi li raggiunsero il magistrato inquirente, la dottoressa Bellini, ed il medico legale, il dottor Stivani. C'erano anche quelli della Scientifica.
      Il cadavere, effettuati gli accertamenti del caso, venne trasportato all'Istituto di Medicina Legale dove lo Stivani avrebbe effettuato l'autopsia.
      Qualche notizia in più forse si sarebbe potuta avere dalle impronte digitali, ma il Bellon non ci faceva troppo affidamento.
      Il cadavere non gli era parso una “vecchia conoscenza2 delle Questura; quindi la speranza è che arrivasse una denuncia di scomparsa, perché gli indumenti erano decisamente raffinati, ma senza etichetta e altri elementi per l'identificazione non ce ne erano.
      La dottoressa Bellini, come sempre elegante, anche se di prima mattina, preso atto della situazione, si congedò con un augurio di buon lavoro e il Bellon, accendendosi una sigaretta, la osservò compiaciuto, mentre si allontanava, con un leggero, ma sinuoso ancheggiamento, per raggiungere la sua auto. Per lui, dopo l'esperienza con il dottor Lo Russo, (p.m. in un caso che aveva avuto come vittima un viados) lavorare di nuovo con la Bellini era un sollievo.
      Rientrati in Commissariato, Bellon affidò all’ispettore Badini, e all'agente Moriondo, il compito di condurre tutte le ricerche utili a favorire l'identificazione del cadavere. Una pizza ai quattro formaggi con una birra nel bar di fronte all'ufficio, sotto i portici, per pranzo, per poi immergersi nello studio delle carte. Dopo un po' lo raggiunse Badini, ottima scusa per prolungare un po' la pausa. Si accese l'ennesima sigaretta chiedendogli - "Allora, trovato qualcosa?".
      "Ma commissario un'altra?".
      "Un'altra che?".
      "Sigaretta. Sarà almeno la ventesima da stamani".
      "E allora? Da quando ha smesso di fumare, come tutti i pentiti, è diventato un gran rompiscatole".
      "Smesso? Con tutte quelle che lei mi fuma sotto al naso, è come se fumassi ancora, anzi, di più perchè dicono che il fumo passivo...".
      "Lasci perdere ispettore, non mi faccia dire cosa penso del suo dottor Veronesi. Veniamo al nostro caso. Ci sono novità?".
      "Proprio niente. Posso solo dirle che son tutti capi piuttosto raffinati, non si tratta certo di un clochard, cosa che si poteva dedurre, peraltro, anche dal taglio dei capelli e dalla barba ben rasata".
      "Denunce di scomparse?".
      "No, nessuna".
      "E l'autopsia?".
      "Non abbiamo ancora l’esito; se vuole la sollecito".
      "Non è il caso, faccio io un salto da Stivani,
      Il Commissario ne approfitta per fare quattro passi e prendere una boccata d'aria.
      "A che punto siamo dottor Stivani?".
      "Ho finito, tra poco Le avrei trasmesso gli esiti.
      "C’è qualcosa d'interessante?".
      "L'ora del decesso è tra le 3 e le 4 e, dai resti trovati nello stomaco, aveva dovuto fare un'ottima cena".
      "Meno male, dato che è stata l'ultima".
      "Un solo colpo, di un piccolo calibro, alla tempia sinistra. Morte istantanea".
      "Nient'altro?".
      "Età, sui quaranta. Unghie ben curate. Fisico prestante. Viso e mano destra abbronzati. Un piccolo tatuaggio sulla spalla sinistra. Pochi capelli, castano chiaro. Una protesi dentaria. Occhi castani. Cosa posso dirle d'altro?".
      "Come si chiamava. Che mestiere faceva. Dove abitava? Per esempio".
      "Niente altro? Però, se può esserle utile, posso dirle una mia impressione, era un uomo che giocava a golf".
      "A golf? E da cosa diavolo lo deduce?".
      "Dall'abbronzatura della mano destra".
      "Non la seguo".
      "Si vede che lei non pratica il golf, se no saprebbe che la sinistra è coperta dal guanto".
      "E bravo il mio dottore, dal che deduco che anche lei è un giocatore, o sbaglio? Il che vuol dire che il nostro uomo doveva essere un giocatore assiduo".
      "Direi proprio di sì".
      Anche la dottoressa Bellini, viene messa al corrente e prova a riassumere la situazione.
      “Il nostro uomo non è un distinto quarantenne con un piccolo tatuaggio, che ama mangiare bene e giocare a golf, o c'è qualcosa d'altro?".
      "No, per ora non c'è altro ma, con l'identikit che mi hanno preparato, farò battere tutti i campi da golf e i buoni ristoranti e con un po' di fortuna forse riusciremo a dargli un nome".
      "Uno scherzetto da nulla, Bellon. Ha idea di quanti sono i campi da golf nei dintorni di Torino? E chi ci dice che non giocasse in un'altra città, per non parlare poi dei ristoranti".
      "Grazie per l'incoraggiamento, comunque ci proveremo".
      "Se avrà successo, in premio, la inviterò a mangiare un boccone da me. Non sarò brava come sua madre, ma vedrà che me la caverò".
      "Con questa prospettiva vedrà che ci riuscirò e per ricambiare la inviterò nel ristorante dove il nostro uomo ha fatto la sua ultima cena".
      "E se l'avesse fatta in un altro posto, magari, a casa del suo assassino?".
      L’ispettore si mette al lavoro con i suoi uomini e dopo un paio di giorni è costretto ad ammettere:
      "Abbiamo setacciato tutti i clubs di golf, da Stupinigi alla Mandria, a Moncalieri, a Carnagnola, ma non ho concluso nulla, sono stato anche alle Betulle di Biella ma niente. Se davvero è un giocatore di golf, non gioca da queste parti".
      "Ottima deduzione Badini, ma se è così allora è possibile che non sia di Torino".
      "Non vorrà mica che faccia il giro di tutti i Golf d'Italia o anche della Costa Azzurra".
      "No. Le piacerebbe, ma non mi sembra il caso. Ma se non è di Torino, a Torino deve esserci arrivato e potrebbe aver preso stanza in un hotel".
      "Ho afferrato, commissario, mi darò da fare".
      "Bravo Badini, io smaltisco le ultime scartoffie e poi le darò una mano, sempre che non preferisca continuare a farsi aiutare dalla bella Concetta".
      "Allora Bellon, se l'è guadagnata questa cena o no?".
      "Non ancora, ma siamo sulla buona strada".
      "Davvero?".
      "Commissario, forse abbiamo trovato la pista giusta".
      "Non mi dica Badini. Lei è un portento".
      "Veramente il merito è della Moriondo. Ci siamo divisi gli alberghi, iniziando da quelli vicini a Porta Nuova. A me è andata buca. lei invece... Se permette, forse è meglio che sia lei stessa a relazionare".
      "Certo, mi dica tutto agente".
      "Al terzo albergo. Sono andata al Mirage di via ... Ho mostrato la foto al portiere, gli sembrava, ma non era troppo sicuro. Allora ha chiamato un suo aiuto, il quale non ha avuto dubbi, «E' il signore della 304» Hanno consultato la registrazione: Trovato, si tratta di Foggini Silvano, residente a Roma".
      "Brava, Moriondo. Ma come mai non ne han segnalata la scomparsa?".
      "Perchè è partito".
      "E' partito?".
      "Sì. Mi han detto che l'altro ieri si è presentato un signore, lo stesso che alcuni giorni prima aveva prenotato la camera per il Foggini, dicendo che l’uomo era dovuto partire improvvisamente e lo aveva incaricato di saldare il conto e ritirare la valigia che aveva lasciato in camera".
      "Hanno chiesto i documenti a questo tipo?".
      "No. Dato che era lo stesso che aveva prenotato. Pero lo hanno accompagnare alla camera ed il cameriere è stato con lui mentre ritirava i suoi effetti personali, che sono stati messi in una borsa , che conteneva solo una camicia e dei calzini".
      L’unica altra cosa che ricordano è che l’uomo ha lasciato una bella mancia.
      "Quindi di questo tipo non sanno dire altro?".
      "Nulla. Mi hanno solo chiesto se era successo qualcosa e se avrebbero avuto delle grane. Ho detto che si tenessero a disposizione".
      "Perfetto, agente Moriondo. Li convocheremo perchè ci descrivano questo signore
      "Ok. Allora in attesa di risentirli, cerchiamo di sapere qualcosa su questo Foggini. Abbiamo il suo indirizzo di Roma?".
      "Certo. Me ne occupo subito".
      "Aspetti Badini. Telefoni al commissario Bonfante a Roma. E' un mio amico. Ci darà volentieri una mano. Intanto io faccio un salto all’hotel. Lei, Moriondo, venga con me".
      " In quanto a Lei, cara dottoressa credo dovrà proprio darsi da fare in cucina,. Il morto è un romano. Un certo Foggini Silvano. Scapolo, fotografo di professione, giocatore di golf, per hobby".
      "Complimenti, Bellon. Ma chi lo ha ucciso, e perchè?".
      "Piano, dottoressa. Per ora ci siamo limitati ad identificarlo. Tra qualche giorno sapremo, di lui, qualcosa di più. Intanto, cerchiamo di arrivare all'uomo che ha ritirato la sua roba in hotel e...".
      "Aspetti, commissario, non riesco a seguirla".
      "Ha ragione, dottoressa, non può farlo. Non le ho ancora detto come la Moriondo è riuscita a identificare il Foggini. Se ha tempo le riferisco tutto dalla A alla Z".
      "Certo che ho tempo, mi dica tutto".

      Fine 1° Puntata
      Segue sul prossimo numero...
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