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[Rubrica] Crisantemi

    • Crisantemi


      Il Crisantemo è conosciuto in occidente con la nomea di ‘fiore dei morti’. Ma in realtà, la storia che narra della sua nascita e del suo nome gli attribuisce caratteristiche ben diverse dall’ essere un semplice simbolo funebre. Infatti, secondo la storia, un bambino di nome Cristiano, nella notte di Ogni Santi, pregò la Madonna per far sì che la madre guarisse e depose un fiore sull’altare di una chiesa, perché la sua preghiera si avverasse. L’aspetto del fiore, però, era così misero che il bambino decise di tagliuzzarne amorevolmente i petali cosicché da uno solo dei suoi petali se ne originassero altri cento e acquistasse così un aspetto più regale. La leggenda vuole che, commossa da un tale gesto, la Madonna fece guarire la madre del bambino e le donò vita per quanti petali aveva il fiore. Da quel giorno, ogni anno, quando l’autunno avanza e tutto sembra morire, fiorisce, inaspettato, nelle ultime due settimane di Settembre, il Crisantemo che, con i suoi sgargianti e colorati petali, sta a ricordarci quanto sia inaspettata e forte la vita. Ma ora conosciamolo meglio. Si tratta di una pianta perenne: significa perciò che radici e fusto hanno durata superiore a quella biennale o annuale, perciò non muoiono alla fine del proprio ciclo vegetativo, come fa ad esempio lo zucchino che è una pianta annuale.

      Ne esistono numerose tipologie, alcune utilizzate all’ interno dell’ industria dei pesticidi, essendo tossica per determinati parassiti, anche se non per l’uomo; altre invece possiedono caratteristiche officinali tipo il Crisantemo Partenio,la cui polvere, tenuta in infusione per dieci minuti e assunta più di una volta al giorno e per non più di otto mesi, è ideale contro l’emicrania; mentre un cucchiaio, in infusione per cinque o dieci minuti, di Crisantemo Americano,per tre volte al giorno, favorirà il corretto funzionamento del fegato e la sua disintossicazione. Le foglie, oltretutto, possono essere utilizzate come antifebbrile se messe in infusione per un minimo di quindici minuti. Bisogna ricordarsi però che il Crisantemo, in speciale modo il Partenio , non va assunto in casi di gravidanza, allattamento, ulcera, gastrite o se si fa uso di farmaci antidepressivi a base di serotonina oppure se si segue una terapia con anticoagulanti orali o antiaggreganti piastrinici. In ogni caso, è sempre meglio chiedere il consiglio dell’ erborista oppure del medico. Si sviluppa per stolone ovvero per propagazioni dalla radice principale che darà origine a sua volta ad altre piantine. Si può sia prendere i sementi sia acquistare la pianta già adulta dal fioraio, piantandola poi direttamente nel terreno. Ma quest’ultima pratica è sconsigliata in quanto la pianta, essendo stata coltivata esclusivamente per la fioritura, morirebbe poco dopo. La semina va praticata ad inizio primavera in un luogo dove la pianta possa ricevere sole tutto il giorno o almeno per mezza giornata ma non di meno. Durante l’inverno il vaso va tenuto in casa oppure le sue radici vanno coperte con paglia, se si trova in giardino. Non deve essere innaffiata eccessivamente nel periodo che va dalla primavera all’autunno, è sufficiente bagnare la pianta ogni qual volta il terreno risulti asciutto al tatto e non quando risulta essere ancora umido. Per il periodo invernale, invece, si può far passare anche qualche giorno in più rispetto alla frequenza con cui si effettuava l’innaffiatura d’estate. Il terreno ideale per la sua crescita deve essere molto ben drenato, soffice e ben aerato perciò, sia che si intenda sistemare il crisantemo in vaso o in giardino, è opportuno mettere una percentuale di sabbia nel terreno e una buona quantità di letame maturo, in modo che abbia gli elementi nutritivi essenziali alla crescita. Oltre al letame, da inizio primavera fino alla fioritura, la si dovrà concimare: se in giardini, con concimi granulari a lenta cessione di azoto e potassio, se in vaso, con un prodotto liquido specifico ogni quindici giorni. Se la pianta è in casa durante il periodo invernale oppure se è in giardino, occorre posizionare paglia e foglie secche sul terreno intorno al fiore. E’ un’ ottima pianta da far crescere in vaso, non troppo impegnativa, che è in grado di regalarci una stupenda sorpresa, con l’arrivo dell’ autunno e in grado di spezzare la grigia monotonia delle città.

      Chiara Vigna
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[Rubrica] La Salvia


    • La Salvia
       articolo di Chiara Vigna
      Il suo nome deriva dal latino salvus cioè salvo o sano, in onore delle sue numerose qualità benefiche, per le quali anche oggi viene utilizzata in cucina per numerose ricette e tisane in quanto ha proprietà balsamiche digestive, antinfiammatorie ed è ottima contro la ritenzione idrica.
      Vediamo adesso alcune semplici ricette.
      Come le foglie di salvia fritte in pastella, una ricetta semplice e saporita nella quale si mescolano la croccantezza della impanatura con il sapore delicato della salvia che si scioglie in bocca... Per la preparazione è necessario: quaranta foglie di salvia, 100g di farina 00 e 200 ml di birra fredda più l’olio di semi di girasole per la frittura, si sistema in una ciotola la farina e pian piano vi si aggiunge la birra mescolando con le fruste per ottenere un impasto senza grumi, dopodiché si immergono le foglie dell’impasto e, una volta che saranno ben ricoperte da entrambi i lati, le si immerge nell’ olio di semi e, una volta dorate, le si rimuoverà con una schiumarola.
      Un'altra ricetta decisamente più salutare e leggera è la tisana ideale per tosse, mal di gola e disturbi digestivi. Per la preparazione si mette in infusione per dieci minuti in 400 ml d’acqua, un cucchiaino di salvia in polvere. Vorrei specificare e sottolineare che dal bere questo infuso dovrebbero astenersi le donne in stato di gravidanza o allattamento e le persone soggette a epilessia o altri disturbi neurologici oppure pressione alta, considerando che nell’ olio essenziale, contenuto al interno delle foglie, è presente del turione con proprietàclineuro tossiche. Ciò però non deve spaventare né vietarne l’utilizzo che, fatto responsabilmente, dà benefici all’ organismo soprattutto al tratto digerente o più semplicemente aiuta e rendere più saporiti alcuni piatti.
      La pianta è oltretutto una gioia per gli occhi e l’olfatto, si presenta inizialmente come un arbusto i cui rami sono verdi e teneri in gioventù per diventare legnosi poi con la crescita, se tenuta bene, può arrivare fino ad un metro di altezza. In primavera poi ci stupirà con rigogliosi e bellissimi fiori viola: sfumature e forma potranno cambiare un po’, perché esistono almeno cinquanta specie ma nessuna fa sfigurare le altre in bellezza. Ideale perciò per abbellire un giardino e adatta anche alla crescita in vaso, si octratta di una pianta eliofila e termofila che equivale a dire amante del sole al quale va gradualmente esposta durante la sua crescita e del caldo o almeno di temperature miti. Non va pertanto lasciata fuori nel periodo invernale né esposta a climi troppo umidi oppure a ristagni d’acqua nel terreno. L’irrigazione infatti va effettuare solo quando il terreno risulta asciutto e, nel periodo primaverile, insieme all’ acqua d’irrigazione sarebbe bene aggiungere ogni quindici giorni un fertilizzante liquido con percentuali abbastanza elevate di azoto, fosforo, potassio e microelementi quali magnesio, ferro, manganese, rame, zinco, boro, molibdeno. Se oltretutto preferiamo non comprare una piantina di salvia già in parte adulta ma preferiamo farla nascere e crescere noi stessi, ci occorre sapere che vi sono due modi per riprodurre la pianta. Per talea erbacea oppure per seme: nel primo caso bisogna prelevare l’apice vegetativo lungo circa 8-10 centimetri dal ramo di una pianta con almeno 2-3 anni di età. E’necessario usare un coltello o una lametta molto affilata per evitare lo sfilacciamento dei tessuti e il prelievo deve essere effettuato nel periodo tra marzo-aprile oppure tra giugno-luglio, dopodiché si eliminano le foglie alla base e si inserisce la talea nel terriccio del vaso composto per due terzi da un terriccio molto fertile e per l’un terzo rimanente da terreno sabbioso, una volta fatto si ricopre il vaso con un sacchetto di plastica trasparente posizionatoa modo di cappuccio e si sistema il vaso all’ ombra. Ogni giorno si provvederà a rimuovere la plastica per controllare l’umidità del terreno, se risulta asciutto bisogna inumidire immediatamente, cercando oltretutto di mantenere la temperatura intorno ai 18°. Una volta che la talea comincia a produrre i primi germogli vuol dire che ha radicato e si può rimuovere il sacchetto posizionando la pianta in un luogo soleggiato, dopodiché si potrà provvedere a un trapianto in un vaso più ampio quando avrà emesso nuove ramificazioni abbastanza robuste.
      Se invece si effettua la moltiplicazione tramite seme, è opportuno seminare intorno a inizio prima primavera, posizionando il vaso all’ ombra mantenendo sempre il terreno umido tramite lo spruzzino e la temperatura più o meno costante intorno hai 18°, la germinazione avviene dopo 2-3 settimane, una volta avvenuta si espongono le piantine in un luogo più soleggiato e si aumenterà sempre più l’esposizione al sole fino a quando queste non saranno sufficientemente robuste da poter essere trapiantate ed esposte a un abbondante quantità di luce. Il suo ciclo vegetativo dura in media 5 anni entro i quali, come abbiamo visto, ci sarà utile sia per le nostre ricette e sia come piana ornamentale sui nostri balconi.
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[Rubrica] L'Ulivo sta Morendo

    • L’ulivo sta morendo

      articolo di Chiara Vigna



      In questi ultimi anni gli ulivi presenti sul territorio italiano, in particolare a partire da quelli presenti nel sud della Puglia, sono stati colpiti da un improvviso deperimento, si pensa dovuto principalmente al batterio fitopatogeno Xylella fastidiosa, che colonizza e fa marcire i tessuti interni xilematici della pianta. Questi tessuti servono per trasportare la linfa grezza dalle radici ai luoghi, dove verrà rielaborata, cioè le foglie chiamate sink . Se tali tessuti marciscono, la linfa non arriva agli organi sink, che non possono praticare la fotosintesi. Oltretutto questo specifico batterio è in grado di muoversi contro corrente rispetto al flusso xilematico, raggiungendo le radici e causando la marcescenza di queste ultime. Il batterio è trasportato dall'emittero Philaenus spumarius, Neophlianeus campestris e Euscelis lineolatus. Sono insetti che si nutrono della linfa delle piante infette e ingeriscono il batterio, che rimane vivo nel loro organismo fino a quando non attaccheranno un’altra pianta per nutrirsi della linfa. Non è ancora stata trovata una cura, soprattutto perché esistono numerose varianti patogene del batterio e ognuna attacca un tipo diverso di pianta.
      Conosciamolo: L’ulivo fa parte della famiglia delle Oleaceae, genere Olea e i suoi fiori sono ermafroditi, perciò contengono al loro interno sia l’Androceo, che è la parte maschile del fiore composta dagli stami, e da Gineceo, corrispondente alla parte femminile del fiore, rappresentata da uno o più pistilli. L’impollinazione avviene tramite il vento e la fioritura va da maggio a giugno, ma comincia a fruttificare solo dopo 3-4 anni di vita e raggiunge la maturità intorno ai cinquant'anni. E’ caratterizzato da una crescita vegetativa, che rallenta man mano che la pianta diventa adulta. Ciò gli permette di arrivare fino a mille anni di età. Rari esemplari sono arrivati fino hai duemila anni. Si tratta infatti di una delle piante più longeve sul territorio Italiano. La sua lenta crescita vegetativa, unita al fatto che presenta radici superficiali che non tendono a superare un metro di profondità, rendono questa pianta particolarmente adatta alla coltivazione in vaso. Tuttavia è necessario adoperare determinati accorgimenti, soprattutto se ci troviamo in zone a clima freddo o più umido rispetto al sud e centro Italia.
      La pianta in vaso necessita di un terriccio composto al 50% da terriccio universale e per il restante 50% deve essere composto in parti uguali da torba, sabbia, lapilli e stallatico maturo, che deve arrivare fino al 15% della composizione se la pianta è molto piccola e giovane. L’ulivo è una pianta eliofila, cioè amante del sole e di un clima temperato caldo. Tuttavia si adatta bene anche a luoghi più freddi, purché si provveda a sistemarla in posizioni soleggiate e riparate dal vento. Intorno ai 3-4 gradi la pianta comincia a patire e a –7 se ne rischia la morte. Pertanto durante il periodo invernale bisogna coprire la radici con paglia, foglie secche oppure agritessuto e avvicinarla alla casa, così che possa usufruire del calore emanato. Essendo una pianta sempreverde è bene proteggerne anche le foglie, spruzzandovi l'ossicloruro di rame oppure avvolgere la pianta in un telo, assicurandosi di lasciare spazi per il passaggio dell’ aria. In questo modo si riuscirà a proteggere la pianta dalle gelate, che ne causerebbero la morte. L’ulivo presenta oltretutto un’ottima resistenza alla siccità. Pertanto l’annaffiatura deve essere effettuata nei primi anni di vita e in estate ogni due settimane, in autunno una volta al mese e durante l’inverno non deve essere irrigata. Per una sana crescita in vaso, poiché dispone di uno spazio limitato è opportuno potarla in base alle esigenze e allo spazio, che le si può riservare. Bisognerà provvedere a un travaso ogni due tre anni, da effettuare nel periodo primaverile e seguito da opportuna concimazione del terreno con fertilizzante liquido a base di azoto e acqua, utili a consentirle di superare lo shock dell’ “operazione”.

      Proposta: La coltivazione di un ulivo sul nostro balcone può favorire la conservazione di questa importante pianta del nostro patrimonio botanico. In più possiamo mantenere la tradizione dell’ulivo della pace il giorno delle Palme, senza depauperare il nostro patrimonio botanico, usando i rami di potatura da portare in chiesa per condividerlo con tutti.
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